Visualizzazione post con etichetta Le interviste a P.S.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Le interviste a P.S.. Mostra tutti i post

martedì 3 maggio 2016

Intervista a Paullina Simons



Aspettando di leggere il nuovo romanzo di Paullina Simons "Una valigia piena di sogni" la casa editrice Harper Collins Italia  condivide con noi una splendida intervista alla nostra amata scrittrice:

"...voglio vivere la mia storia 
nello stesso modo in cui vivo la mia vita..."


Interview Paullina Simons

Paullina, come hai iniziato a scrivere?
Quando ho iniziato a pensare di voler diventare una scrittrice ero solo una ragazzina che viveva in Russia, e da quel momento ogni altro lavoro è stato solo una distrazione. Crescendo non ero più così sicura di riuscire a diventare una scrittrice perché non stavo scrivendo nulla, ma era comunque il mio sogno. Ciò che amavo maggiormente della scrittura era la sua capacità di emozionare profondamente. Io stessa mi emoziono per ciò che scrivo, perché si tratta davvero del mio cuore che viene trasferito sulla pagina, e credo sia per questo che riesce a toccare i cuori di chi legge, il motivo per cui le mie parole riescono davvero ad emozionare i miei lettori.

Come imposti il tuo lavoro, scrivendo?
Quello che non faccio quando scrivo è proprio dare al mio lavoro una struttura rigida. Molti autori lo fanno, ma per me quando inizi a farlo perdi la magia dello scrivere. Voglio vivere la mia storia nello stesso modo in cui vivo la mia vita - scrivo fino a quando non riesco più a “vedere” la scena, e allora faccio una pausa. In “Il cavaliere d’inverno” i personaggi sono diventati sempre più reali e “vivi”, e il lettore vede le loro vite nello stesso modo in cui vede la propria.

Com’è stato crescere in Russia?
Non credo di poterlo paragonare a qualcos’altro. Vivevo in città e trascorrevo l’estate in campagna, in un villaggio. Mangiavamo carne solo una volta a settimana, e credevo fosse normale. Mi piacerebbe molto portare mio marito e i miei figli laggiù e mostrargli com’è il posto in cui sono cresciuta.

Che consigli ti senti di dare a scrittori e aspiranti tali?

Ai giovani che davvero volessero scrivere, consiglio di leggere davvero tutto ciò che gli passi per le mani: leggete buoni libri, buona letteratura e tutto ciò che possa ispirarvi. Non preoccupatevi di frequentare corsi di scrittura. Semplicemente, scrivete più che potete - in un diario, su fogli sparsi, anche racconti se potete. Scrivete qualcosa, e non preoccupatevi di ciò che avete o non avere sperimentato. Prendete una penna e un foglio di carta, e datevi da fare. State anche attenti a ciò che desiderate.



tic tac...il 12 maggio sta arrivando...ragazze aspetto i vostri commenti, anteprime e ovviamente anche le foto del vostro libro acquistato!!

Ringrazio Francesca di Harper Collins Italia per la disponibilità.



sabato 14 settembre 2013

SIX DAYS IN LENINGRAD

In questa splendida estate Paullina ci ha fatto un regalo inaspettato: ha pubblicato un altro libro, un libro speciale che parla di lei e del viaggio fatto con suo padre nel lontano 1998 a San Pietroburgo.
Per noi è un piccola finestra sulla vita di Paullina e su quello che c'è dietro alla saga del cavaliere d'inverno.

Il titolo già ci dice tutto: SIX DAYS IN LENINGRAD. 
Sei giorni a Leningrado.

Ecco la raccolta di tutte le news:

Paullina a giugno ci aveva annunciato l'arrivo di un nuovo Ebook:
E ad agosto è finalmente uscito:
Di cosa parla?

Questo libro si compone di alcuni capitoli dove Paullina racconta del viaggio fatto con suo padre nei luoghi della trilogia come Leningrado, oggi chiamata San Pietroburgo.

Quello che era iniziato come un semplice viaggio di ricerca ha cambiato la sua vita e quella della sua famiglia e  ha ispirato il romanzo "Il cavaliere d'inverno".

Dopo un quarto di secolo Paullina e suo padre hanno ritrovato la loro terra natale, un mondo intrappolato nel tempo: edifici fatiscenti, famiglie che vivono in appartamenti comuni e campi aridi bombardati a tal punto che nulla è cresciuto neanche a distanza di 50 anni.

Tutto questo c'è dietro la saga di the bronze horseman: la storia toccante di una figlia, di un padre e del destino di una nazione.

Le foto del viaggio di Paullina:
Paullina nel 1998
Paullina e il padre 
Paullina ci regala anche una bellissima anteprima del libro che potete LEGGERE in lingua inglese CLICCANDO QUI.

Mi avete chiesto in molte dove poter acquistare l'ebook in euro in lingua originale, io ho trovato questa offerta molto vantaggiosa: costa 8.18 euro su Amazon 


Paullina in questi mesi ha rilasciato anche un'intervista. Potete ascoltare direttamente la voce di Paullina CLICCANDO QUI.

Queste alcune delle novità estive, nei prossimi post le ultime notizie sul film e su Children of Liberty e......
...grazie al contributo prezioso del translation tank presto on line le traduzioni del nuovo libro di Paullina! 

martedì 5 febbraio 2013

Intervista a Paullina Simons - Gina e Harry


Il tour di Paullina Simons è finito e ha avuto un successo strepitoso.
Ovviamente noi da lontano non abbiamo potuto seguirlo se non tramite facebook e le interviste rilasciate dalla nostra scrittrice preferita.
Per questo motivo cercherò di fare un riassunto delle notizie più importanti e di informarvi delle ultime novità sul film e di tutto quello che è successo nel mesi del 2012 dedicati al tour. 

Partiamo con una breve intervista rilasciata da Paullina Simons a femail.com.au alla partenza del sul tour e scopriamo alcune cose sulla sua tecnica di scrittura.


Domanda: Ci parli di Children of Liberty? 
Paullina Simons: Children of Liberty è una storia d'amore tra un'immigrata siciliana di nome Gina e Harry, il figlio di un ricco mercante di Boston. Il libro è ambientato a cavallo del secolo, 115 anni fa. 

Domanda: Che cosa ti ha ispirato a scrivere un prequel alla trilogia del Cavaliere d’inverno, a dodici anni di distanza? 
Paullina Simons: Gina e Harry mi apparvero, non come li avevo conosciuti, ma come erano da giovani mentre ero nel bel mezzo della scrittura di un libro completamente diverso con personaggi completamente diversi e ho capito che dovevo mettere questo libro da parte e scrivere di Gina e Harry. Sorprendentemente non è stato difficile, dopo dodici anni. Pensavo di aver finito con Gina e Harry, ma non essendo stato assolutamente difficile, chiaramente loro non avevano finito con me!

Domanda: La storia di Children of Liberty è venuta spontaneamente?
Paullina Simons: No, non è necessariamente venuta naturale ma io sapevo che c’erano delle cose che dovevano accadere. La ricerca è stata enorme per il libro perché c'era così tanto che non sapevo e più leggevo su di esso e più mi rendevo conto che non sapevo. E’ stata una tranquilla lotta per garantire di avere tutte le parti storiche esatte. 

Domanda: Cosa ti piace di più sulla scrittura di un romanzo ambientato durante gli eventi storici? 
Paullina Simons: Mi piace soprattutto scrivere di eventi emozionali che si verificano tra i personaggi che li guidano nella loro vita e che ispirano il loro percorso emotivo, che è molto personale e più personale è e più interessante è per me e spero più interessante anche per il lettore. 

Domanda: L'Australia è il tuo più grande mercato, perché pensi gli australiani amino così tanto il tuo libro?
Paullina Simons: Gli australiani sono molto colti e prestano molta attenzione ai dettagli. 
Il passaparola in Australia è stato fenomenale e questo potrebbe aver a che fare con il fatto che gli australiani vivono abbastanza vicino e sono in grado di dire "Ho letto questo libro e mi piacerebbe che tu lo legga" ed è facile che ciò avvenga.
L'America è molto diversificata, m ai pacchetti di interessi sono simili all'Australia.
Ma sebbene i lettori negli Stati Uniti abbiano lo stesso fervore, sono più sporadici e diversificati attraverso il paese.
Le presentazioni di libri sono la mia parte preferita del tour, è fantastico  incontrare i miei lettori e quando arrivano sono così impegnati e così felici di incontrarmi e portano tutti i loro libri da firmare. Tutto questo è un grande piacere per me. 

Domanda: Ci puoi parlare di come pianifichi e sviluppi un personaggio? 
Paullina Simons: I personaggi, come Gina e Harry, mi appaiono essenzialmente come se stessi e li vedo molto chiaramente nella mia testa e quando ho iniziato a scrivere, l'essenza di questi era già dentro di me. Ogni tanto loro mi sorprendono con le cose che devono fare e con il loro comportamento e arrivo a conoscerli molto meglio attraverso il corso della scrittura. 
Quando torno a riscrivere la prima bozza poi posso vedere le incongruenze e visto che ho scritto tutto il libro penso "oh no, Gina non avrebbe potuto farlo". Di solito durante la riscrittura mi assicuro di aver colto il personaggio nel modo esatto.

Domanda: Qual è il tuo processo di scrittura? 
Paullina Simons: Scrivo le scene più difficili ed emotive a mano e a volte scrivo anche i frammenti di scene e descrizioni nello stesso modo.Per il dialogo e le cose che hanno bisogno di muoversi rapidamente, scrivo sempre sul mio portatile e lo posso fare ovunque nel mio studio visto che ho tre diversi modi in cui potrei stare seduta (sedia, tavolo, divano) e li alterno. 

Testo in originale

...continuate a seguirmi ! ! !

venerdì 26 ottobre 2012

Presto un sequel a Children of Liberty


Children of Liberty è appena stato pubblicato, Paullina ha iniziato il tour di promozione e già si comincia a parlare di cosa succederà dopo.

La risposta è una sola: 
si si avete capito bene Paullina sta scrivendo una trilogia pre-cavaliere d'inverno!!!!

La notizia è stata pubblicata su Herald Sun e grazie alla traduzione di JOMAX vi propongo qui di seguito l'articolo:
"L'ULTIMA PROPOSTA DI PAULLINA SIMONS: CHILDREN OF LIBERTY
I fans degli sfortunati amanti Tatiana e Alexander, portati alla vita da Paullina Simons nella sua trilogia del Cavaliere d'Inverno possono ora ritrovare la saga per scoprire come tutto è cominciato.

La Simons che ha venduto 400.000 copie della trilogia da quando il primo titolo è stato pubblicato in Australia nel 2000, ha scritto un prequel che racconta le vite dei genitori di Alexander.
Proprio come l'amore di Tatiana ed Alexander è sopravvissuto a una guerra, a due continenti e a diversi decenni, così anche la passione tra Gina Attaviano e Harold Barrington subirà innumerevoli sfide.
Aprendosi all'alba del ventesimo secolo quando Gina e la sua famiglia arrivano a Boston a bordo di una nave di immigrati proveniente da Napoli, Children of Liberty è una storia d'amore tra due amanti improbabili ambientato sullo sfondo di un giovane paese in crescita, dove il socialismo sta salendo alla ribalta ma i valori tradizionali sono ancora cari.
La storia di Gina che arriva in America a quattordici anni non è molto distante dalla vita della Simons, nata a Leningrado nel 1963 e trasferitasi negli USA a dieci anni.
Il lavoro è già a buon punto sul sequel di Children of Liberty, che sarà intitolato Bellagrand, e la Simons ha in programma di scrivere una trilogia sulla Grande Depressione anche questa precedente a Il Cavaliere d'Inverno.
...."
Per leggere l'articolo in lingua originale CLICCATE QUI

Che ne pensate?!?!?

martedì 28 giugno 2011

VIDEO di PAULLINA SIMONS: il giardino d'estate

Il nuovo sito di Paullina Simons ha portato numerose novità e alcune curiosità.

Oggi voglio condividere con voi il VIDEO dove PAULLINA SIMONS parla dela sua vita, ricorda suo padre e pubblicizza il terzo libro.
Questo video è stato pubblicato su Youtube, sul profilo di facebook Paullina Simons e sul nuovo sito nella sezione dedicata a Il giardino d'estate .. e ovviamente ha già fatto il giro della rete perché tutti i fans lo hanno condiviso su facebook...però forse non tutti sono bravi con l'inglese..e quindi vi propongo la TRADUZIONE.



Sentire la voce di Paullina che parla di Tania e Shura è davvero unico.
Guardo questo video e penso: Lei ha creato questo amore, lei li ha fatti incontrare, lei ha scritto la loro storia...GRAZIE PAULLINA!!

La traduzione è stata fatta per il blog dal mio Shura che ringrazio con tutto il cuoricino:

" E la domanda che io pongo è "com'è il grande amore nella vita di ogni giorno?"

Nel mio nuovo libro "The summer garden" continuo la storia di Tatiana e Alexander, ma questo si differenzia rispetto ai precedenti (il cavaliere d'inverno e Tatiana & Alexander) perchè tratta della vita dopo la guerra.
Loro hanno affrontato diverse cose tra cui la perdita di tutte quelle cose che una persona può perdere in questo mondo, hanno affrontato un conflitto senza fine, hanno affrontato la separazione, hanno affrontato la morte e spaventose sofferenze, e adesso loro affrontano se stessi nell'america del dopoguerra.

Io sono nata nell'Unione Sovietica a Leningrado, e sono venuta qui da ragazza assieme a mio padre e mia madre, ed essere qui davanti a te (cioè a chi la sta intervistando), parlare con te è il testamento che mi ha lasciato mio padre, ovvero di avere una vita differente dalla sua e differente dalla vita che avrei potuto avere (a Leningrado). 
Sono arrivata qui senza conoscere l'inglese, parlando solo russo, ho imparato un'altra lingua, sono andata nelle scuole americane, ho avuto amici americani, e poi sono diventata una scrittrice di libri, di libri americani, scritti in inglese, questa è la quintessenza dell'esperienza americana.

Questo libro tratta di un pò di tutto, parla dell'amore, parla dell'odio, parla di una grandissima amicizia e parla di un tradimento, parla della guerra ma anche della pace, parla dei bambini e della mancanza dei bambini, parla dell'abbondanza e della mancanza di cose, parla della felicità, della perdita e della miseria.

Dico spesso ai miei lettori che io non conosco nessuno come conosco Tatiana e Alexander, io non conosco la gente reale, non conosco i miei amici bene come conosco loro, io penso che non conosco bene nemmeno mio marito quanto conosco bene loro.

Io li conosco intimamente e personalmente e questo si manifesta sempre (nei miei libri) ma soprattutto -io penso- che questo emerga con più chiarezza nel libro "The summer garden".
 
N.B. Sia nel sito internet che in questa intervista Paullina Simons parla di The Summer Garden come il suo ultimo libro. Sappiamo che dopo Il giardino d'estate sono stati scritti altri libri, ma lei fa riferimento all'ultimo libro pubblicato negli Stati Uniti.
 
 
 
Ti piace l'intervista? scrivi un commento con la tua opinione!

Prossimamente sul blog tutte le informazioni sul nuovo libro che sta scrivendo Paullina Simons..

sabato 17 maggio 2008

INTERVISTA a PAULLINA SIMONS 2


Un'altra bella intervista di Paullina Simons su
"Il cavaliere d'inverno".


E’ solo una coincidenza che proprio all’indomani dell’uscita del suo libro Jean Jacques Annaud abbia presentato al Festival di Berlino Il nemico alle porte dedicato ad un’altra grande battaglia sovietica, quella di Stalingrado?


Paullina: E’ una coincidenza, anche perché lì l’amore è molto secondario rispetto al duello tra i due cecchini. Nel mio libro l’amore è fondamentale per comprendere l’essenza del popolo sovietico, l’oppressione comunista e l’anima russa. Credo che siano comunque opere molto importanti per comprendere il mondo di oggi.

Un elemento che emerge dal suo libro è la mancanza di privacy cui le persone venivano sottoposte di continuo per motivi politici e non solo…

Paullina: Sì, credo che sia qualcosa che né in America, né in Italia si possa comprendere troppo facilmente. Voi siete abituati a ben altro a casa vostra. Ma chi come me è cresciuta dividendo casa sua con altre famiglie, questo è un elemento molto presente. La mancanza di privacy implicava una forzata lealtà.

Perché il tema dell’amore nella letteratura russa più che in altre è spesso collegato a quello della guerra?

Paullina: Perché la Russia ha avuto un’infinità di guerre e di invasioni. Ma anche quella francese non scherza… soltanto che noi abbiamo subito tantissime devastazioni in più degli altri paesi europei.

Oggi – dopo l’11 settembre – viviamo uno spirito analogo, secondo lei?

Paullina: In qualche maniera sì. In America si respira un’aria pesante e questo perché è la prima volta che subiscono – grazie a Dio – la violazione del loro suolo. In Europa, però, siamo abituati a continuare a vivere sotto le bombe. Noi europei siamo scioccati, non come gli americani, ma siamo scioccati lo stesso. La differenza sta, però, nel fatto che mentre in Russia sapevamo di essere vittime di una guerra, o almeno lo sapevano i miei nonni, essere colpiti dal terrorismo è decisamente molto casuale e fa ancora più paura, perché non te lo aspetti.

Lei ha tre figli. Raccontare il passato è un mezzo per ricordare anche a loro cos’era la vita in un regime come quello comunista?

Paullina: A loro e a tutti i lettori che hanno vissuto nella ricchezza del mondo libero. Anche per apprezzare quello che si ha. Noi non avevamo nulla e quel poco ci sembrava un miracolo. Oggi molti hanno tutto e si sentono lo stesso miserabili. Il mio libro serve ad offrire un’altra prospettiva. Questo libro, mentre lo scrivevo ha cambiato anche me. Per questo voglio iniziare presto a scriverne il seguito. Ho un’ispirazione per continuare questa saga.

Qual è l’eredità dell’anima russa presente nel suo modo di scrivere?

Paullina: Comprendo la sofferenza delle persone e la mia è un’anima russa ancora sofferente. Per questo scrivo del dolore e soffro mentre lo faccio.

da questo sito
autilus incontra in esclusiva Paullina Simons per parlare del suo nuovo romanzo Il cavaliere d’inverno, un romanzo d’amore sullo sfondo della battaglia di Leningrado combattuta in prima persona dal nonno dell’autrice.



INTERVISTA a PAULLINA SIMONS 1



Ecco qui una bella intervista di Paullina Simons su
"Il cavaliere d'inverno"

Nel suo libro (“Il Cavaliere d’Inverno) il luogo e l’epoca (la Russia durante la seconda guerra mondiale) sono raccontati in modo molto vivido. Le piccole cose come il tragitto del tram e la posizione dei negozi sono autentici?

Ha sentito il bisogno di fornire dei dettagli esatti in memoria e per rispetto della sua famiglia?

Paullina: Questo libro è stato molto più difficile da scrivere perché le difficoltà dei russi in generale, e quelle di Tatiana e Alexander in particolare, mi toccano molto da vicino. Credo che più i fatti sono vicini allo scrittore più il suo compito è arduo. Sebbene la storia sia inventata, ho tentato di dare degli elementi di contorno veri ed esatti. Perciò il contesto, la guerra, l’assedio, la fame, la Storia, tutto è stato il più preciso possibile. La vita in Unione Sovietica in quell’epoca era talmente tragica, così al di la di quello che si potrebbe immaginare, che non ho avuto bisogno di inventare niente. La realtà stessa sembrava piuttosto una finzione. Molte persone mi dicono “Non è possibile!” a proposito di quel che racconto della vita in Unione Sovietica.

Gli avvenimenti de “Il Cavaliere d’Inverno” le sono stati ispirati dall’esperienza vissuta dai membri della sua famiglia o da quelli di suoi amici?

Paullina: Tutto ciò che gira attorno alla storia principale mi è stato ispirato dalla vita a Leningrado così come l’ho conosciuta, così come i miei nonni l’hanno conosciuta e come loro i nostri amici. Gli elementi descrittivi dell’appartamento, del cibo, i dettagli storici, gli appartamenti comuni, la vita nel quartiere, l’evacuazione, tutto questo è vero, è tutto vissuto. E il desiderio di conoscere l’amore, l’estasi del primo amore, la disperazione, l’intensità, la difficoltà di agire secondo coscienza, sono tutte emozioni vissute.

Può dirci qualcosa di più su i primi episodi, quello che è accaduto prima del romanzo e del suo seguito? Molti dei nostro lettori sono molto preoccupati per Tatiana e Alexander. Può rassicurarci sul loro conto?

Paullina: Vedo effettivamente moltissima gente su diversi siti che si preoccupa di quel che succederà a Tatiana e Alexander ma posso dirti che sono io la prima a preoccuparmene. Nel mio prossimo romanzo, “Tatiana&Alexander” avrete tutte le risposte che aspettate.
Quanto all’inizio, il racconto degli avvenimenti precendeti al romanzo, “The queen of lake Ilmen”,è un romanzo corto di 250 pagine che tratta un momento chiave dell’adolescenza di Tatiana, il momento in cui scopre il dolore per la prima volta nella sua vita. Ho scritto anche un racconto breve autobiografico intitolato “Six days in Leningrad”. Ma al momento non è in previsione la pubblicazione né dell’uno né dell’altro. Spero che il successo de “Il Cavaliere d’Inverno”, così come quello del seguito, spingerà i miei editori a pubblicarli.

Pensa che il libro sarà ben accolto in Russia? E’ prevista la traduzione e la pubblicazione anche lì? E’ interessante constatare che ha scelto come eroe maschile Alexander, un americano. Lui appare migliore, molto più forte, più intelligente, più accorto, più coraggioso di tutti gli uomini russi del libro. L’ha fatto apposta? C’era bisogno che fosse americano?

Paullina: Penso che il libro riceverà un’ottima accoglienza in Russia e si, abbiamo effettivamente venduto i diritti di pubblicazione anche lì.
Certo, ho deliberatamente scelto che Alexander fosse americano. Senza la volontà di Alexander avremmo intravisto Lazarevo in un lampo e poi i due eroi sarebbero morti. Senza Alexander e l’America che lui rappresenta, non ci sarebbe stata alcuna speranza. I libri che mettono in scena due protagonisti russi, anche quando sono uniti da un amore molto profondo, sono spesso cupi e lugubri. Prendete “Il dottor Zivago” per esempio…

Esiste una sensualità abbastanza forte fra Tatiana e Alexander. Perché ha sentito il bisogno di scrivere queste scene in modo così completo e dettagliato?

Paullina: In merito alla sensualità, ho voluto che fosse mostrata nello stesso modo di tutti gli altri aspetti del libro. Vediamo Alexander e Tatiana innamorarsi, siamo testimoni dell’imbarazzo che prova Tatiana riguardo a Dasha, assistiamo a tutti i piccoli momenti di intimità che Alexander e Tatiana riescono a rubare nella prima parte del libro, e assistiamo allo allo spettacolo della morte su grande scala, così come sul piano individuale. Come avremmo potuto essere i testimoni di uno spettacolo così macabro e passare senza transizione alla vita, alla gioia e alla felicità?
In realtà, Lazarevo è al centro del libro: volevo mostrare quanto l’amore di Tatiana e Alexander sia semplice, universale, passionale e come il suo sbocciare sia difficile in un luogo dove l’ideologia ha la meglio sull’umanità.
Poter assistere a ciascun istante della vita dei protagonisti, rende la quarta parte e l’epilogo molto più laceranti, semplicemente perché ci siamo enormemente immersi nella loro storia. Li abbiamo osservati così da vicino, abbiamo condiviso la loro intimità in modo così totale che il loro dolore diventa anche il nostro.

“Il cavaliere d’Inverno” comprende un buon numero di riferimenti alla Bibbia e all’immaginario religioso. Sono stata particolarmente colpita dagli ultimi paragrafi che sembrano evocare il salmo 23. Alexander e soprattutto Tatiana hanno delle caratteristiche cristiane. E’ stato semplicemente per un interesse letterario, o ha voluto in questo modo parlare dell’importanza della fede e della credenza religiosa?

Paullina: Un libro evolve molto, prima di diventare quello che è quando lo si legge. L’immaginario religioso è apparso a in piccole quantità nelle prime bozze e ha preso a poco a poco un’ importanza maggiore. Certamente alla fine è diventato uno dei temi maggiori del libro. L’ho fatto per diverse ragioni. Già dall’inizio, Tatiana mostrava numerose qualità che richiamavano quelle del Cristo. Questo non è stato intenzionale da parte mia.
Per poter essere la persona che è, e perché Alexander possa amarla in questo modo, bisognava che possedesse dei tratti del carattere che lui non aveva potuto trovare nelle altre donne e nel corso del resto della sua vita in Unione Sovietica, come per esempio l’assenza di vanità, l’altruismo, l’onestà, una grande forza contro le avversità.
In quell’epoca, la società sovietica era segnata dall’ateismo e dall’empietà: non si poteva essere contemporaneamente intellettuali e credere in Dio, non si poteva essere comunisti e credere in Dio, erano queste le opinioni che circolavano. Bisognava dunque che Tatiana fosse differente dalle altre donne perché Alexander provasse una tale attrazione verso di lei, e sebbene Tania forse non sia perfetta agli occhi di alcuni dei miei lettori, Alexander è convinto che lo sia in un modo divino. A più riprese, quando la descrive o pensa a lei, lo fa in termini molto esaltati e ha difficoltà a credere che una persona così profondamente buona abbia non soltanto incrociato il suo cammino ma che riesca anche ad amarlo con tutto il cuore.
“L’amore è quando lui ha fame e tu lo nutri” gli dice lei, e lui risponde: “Avevo fame e tu mi hai dato da mangiare”. L’ultima frase è presa direttamente dal vangelo secondo Marco. Parla di ciò che, secondo Marco, il Cristo ha donato al mondo. “Sei il mio miracolo” dice Alexander a Tania. “Dio ti ha inviata a me per darmi la fede”.
Come dice George Bernard Shaw, Dio compie dei miracoli per rinforzare la nostra fede, e da parte mia credo che sia proprio così.
“Tatiana incarnava l’ordine. Lei era la fine nell’infinito. Portava lo stendardo della grazia e dell’onore che brandiva con bontà e perfezione”. E’ in questi termini che Alexander pensa a Tatiana.
A Lazarevo, quando lui si arrabbia perché lei aiuta senza sosta quelle vecchie signore, lui dice: “Certo che le fa piacere. E fra poco si inginocchierà e vi laverà i piedi. Non pensate che persino i discepoli di Cristo debbano versargli da bere almeno ogni tanto?”. Questo è un richiamo diretto all’Ultima Cena.
“Alexander andò a Lazarevo spinto dalla fede”.
Quando Tania si fa il segno della croce durante il coprifuoco, questo è un gesto le procura un certo conforto: “E’ come se non fossimo soli”, pensa al termine di un lungo momento passato a pensare a Dio e al comunismo.
Quando Marina, sul suo letto di morte, chiede a Tania “com’è” essere amati da qualcuno, lei risponde: “E’ come se non fossi più sola”.
E ci sono molti altri richiami che, messi uno di fianco all’altro, rinforzano l’idea che Dio e la fede avevano un’importanza reale per coloro che si amavano veramente. E allo stesso modo il fatto che anche in una società atea come l’Unione Sovietica, le persone profondamente buone come Tatiana, possano mostrare con naturalezza dei tratti divini, senza aver bisogno di pratiche o istruzioni religiose.
Per quel che riguarda le ultime parti del libro, sono d’accordo con lei, comprende un po’ dell’immaginario e della sintassi del famoso Salmo 23, così confortante e lacerante, ma in modo subliminale.
Ho scritto prima quel brano e poi mi sono resa conto che richiamava qualcosa che mi era molto familiare.

Tutto quello che ha appena detto riguarda Tania. Cosa ne è dell’immagine cristiana di Alexander?

Paullina: Tanto per cominciare, per farmi piacere, ho pensato alla canzone di Joan Osborne “What if God was one of us? Just a slob like one of us. Just a stranger on the bus...(e se Dio si trovasse tra noi? Se non fosse nient’altro che uno come noi? Uno sconosciuto sull’autobus...)”.
Mi è piaciuta molto l’idea di uno sconosciuto sull’autobus perché il primo incontro fra Tatiana e Alexander ha luogo su un autobus. Ma più seriamente, è impossibile dimenticare che è lui e non Tatiana, quello che sacrifica la sua vita per salvare lei. Difficilmente ci si può mostrare più cristiani di così.
Eppure, la personalità di Alexander non ha niente di quella di Cristo. Alexander è un peccatore credente. Tatiana invece è chiaramente una non credente che però non commette peccati. E malgrado tutto, loro due hanno un certo numero di cose in comune: entrambi possiedono una volontà di ferro e agiscono in modo giusto anche quando è difficile. La loro morale non è fatta di mezze tinte.

Può raccontare ai nostri lettori in che modo è arrivata alla scrittura?

Paullina: Ho sempre saputo di voler scrivere, sin da quando ero piccola, all’epoca in cui vivevo in Russia, perché i libri mi procuravano le emozioni più intense.
Ho sempre sognato di scrivere un libro che toccasse le altre persone, tanto quanto i miei romanzi preferiti avevano fatto con me. Appena sono arrivata in America, a dieci anni, anche se dovevo superare la barriera di una nuova lingua il mio sogno è rimasto quello di diventare un giorno una scrittrice, anche se magari con un pessimo inglese.
Ho scritto il mio primo “romanzo” a dodici anni, settantotto pagine che s’intitolavano “The legend of Amiromani”. Era ispirato al contempo ad un episodio di Star Trek, a Rosemary’s baby e al Grande Gatsby.
Mia madre l’ha buttato nella spazzatura molti anni più tardi mettendo a posto la soffitta.

La maggior parte degli autori sono spesso stati dei grandi lettori. E’ stato anche il suo caso? Cosa la attira prima di tutto: le parole o il fatto di raccontare una storia, o entrambi?

Paullina: Non penso si possa essere un buon scrittore senza essere stato in un momento della propria vita un avido lettore. Le parole formano il linguaggio e il linguaggio forgia l’immaginario e i sentimenti. Senza questi due elementi, com’è possibile scrivere un libro degno di questo nome?
Per me è stato senza dubbio così. Ho sempre letto. Vivo con e per la scrittura. E’ l’originalità della costruzione e l’utilizzo che si fa della lingua che fanno si che ci si ricordi o meno di un romanzo.
Ciò nonostante, le parole da sole non fanno un buon libro. Serve una storia con un inizio, un centro, una fine, uno sviluppo, un conflitto, un senso e dei sentimenti.
Ci si può trovare per le mani una buona storia senza una scrittura particolarmente interessante, o al contrario essere in presenza di parola magnifiche e di una storia senza interesse. In entrambi i casi, può funzionare solo fino a un certo punto con il pubblico, ma un libro in cui la sostanza e la forma siano interessanti lascerà per forza di cose un ricordo più duraturo.

L’inglese non è la sua lingua madre, quali ripercussioni ha avuto questo a suo avviso sulla sua scrittura? E’ risultato importante nella scelta delle parole?

Paullina: Il fatto che l’inglese non sia la mia lingua madre costituisce al contempo la mia forza e la mia debolezza. Ho talvolta dei problemi con le espressioni idiomatiche inglesi (ovvero a volte le interpreto male). Il russo mi aiuta a visualizzare le passioni, i sentimenti, le sofferenze che l’inglese da solo non mi permette di raggiungere. Provo in russo e penso in inglese, per così dire. Il russo raggiunge delle aree del mio cervello che l’inglese non sfiora neppure.

Lei è cresciuta in Russia, poi è vissuta nel Regno Unito e quindi negli Stati Uniti. Dove si sente più a casa?

Paullina: Per aver vissuto in numerosi luoghi diversi, ho una grande facilità ad attaccarmi ai posti, così come a distaccarmene. E’ la mia fortuna e la mia sfortuna.
Sono russa, sono diventata americana e sono stata inglese, un periodo felice che ricordo sempre con piacere.
Ma da quando avevo dieci anni, non ho mai vissuto più di due anni di seguito nello stesso posto. Il luogo dove ho vissuto più a lungo è l’appartamento del Quinto Soviet che è descritto ne “Il Cavaliere d’Inverno”.
Oggi, non mi sento più russa che texana o abitante di long island, del kansas o di brooklyn, ma quando penso alle cose che mi toccano - le canzoni e i libri che amo, i piatti che mi piacciono, la lingua che mi consola - tutte queste cose sono invariabilmente russe. Un cuore russo batte dentro di me, è evidente, e non smetterà mai di battere; è nato con me, è vissuto con me e sarà con me fino alla mia morte. Sono anche molto americana, i miei libri sono intrisi di un’atmosfera americana, ma sotto questa mia aria felice, la mia anima russa fatta di tormenti, di sofferenza, di dolore e di costante analisi, resta molto viva. Nei miei libri si può notare la stessa cosa. I fatti da soli non mi bastano, devo aggiungere sempre un tocco di questa spiritualità.
Detto questo, non penso affatto che l’America non abbia un’anima. Gli americano sono più felici dei russi ma questo non vuol dire che non abbiano un’anima. Semplicemente conducono una vita più dolce. I russi hanno l’abitudine a soffrire per qualunque cosa. Come gli Irlandesi adorano la poesia, adorano bere e piangere sui bei poemi. Gli americani si accontentano di bere!

USA ha descritto “Tully” come “una protagonista così assolutamente americana e contemporanea come lo è una crisi d’indentità”. Pensa che la sua anima russa le permetta di considerare la cultura americana da un punto di vista più distaccato e quindi più acuto?

Paullina: Secondo me la mia anima russa mi permette di considerare la cultura americana da una prospettiva più obiettiva e soggettiva al tempo stesso. In altre parole, dato che non sono cresciuta in mezzo a tutte le cose che gli americani danno per scontate, ho la capacità di guardarle e di dire: “Che fortuna, abbiamo tutte queste cose, abbiamo tante opportunità...”.
Ho la tendenza a mostrare un ottimismo senza limiti quando si tratta degli Stati Uniti e del modo di vivere americano, proprio perché non sono nata in mezzo a tutto questo. E’ molto più facile per le persone nate all’interno di quell’ambiente dire: “Si, ma guarda questo non va, quello non va ...” e per me di dire: “Si hai ragione ma c’è anche questo...”. Ecco ciò che mi permette la mia anima russa.

tradotta da qui



Ti piace il mio blog?

SONDAGGI SONDAGGI SONDAGGI SONDAGGI

consiglio fantasy: ROBERT JORDAN

"La Ruota del tempo gira e le Epoche si susseguono, lasciando ricordi che divengono leggenda;
la leggenda sbiadisce nel mito, ma anche il mito è ormai dimenticato, quando ritorna l'Epoca che lo vide nascere.
In un'Epoca chiamata da alcuni Epoca Terza, un'Epoca ancora a venire, un'Epoca da gran tempo trascorsa, il vento si alzò fra le colline.
Il vento non era l'inizio
Non c'è inizio né fine, al girare della Ruota del Tempo.Ma fu comunque un inizio."
La Ruota del Tempo - L'Occhio del mondo