lunedì 30 giugno 2008

Crème Brulée

Ripercorriamo l'incontro di TANIA E SHURA raccontato nel primo libro per capire
l'origine del mio nome:


"La fermata dell'autobus era sul marciapiede opposto, dalla parte del parco Tauride.
Di solito prendeva il 136 per andare a casa della sua cugina Marina,
dall'altra parte della città. Quel giorno sarebbe salita sul 22 per scendere ai magazzini Eliseev. Doveva sbrigarsi. Dalle parole di quelle donne si poteva intuire che presto sarebbe finito anche il caviale.
Proprio davanti a lei c'era un chiosco di gelati. Gelati! Improvvisamente quel giorno le apparve carico di promesse.
Al chiosco vide un uomo che leggeva il giornale seduto su un minuscolo sgabello.
Un ombrellino lo riparava dal sole.
Affrettò il passo.
Sentì il rumore dell'autobus dietro di sè. Si voltò: era il suo. Se correva lo avrebbe preso. Scese dal marciapiede, ma prima di attraversare lanciò uno sguardo verso il chiosco di gelati, poi verso l'autobus. Infine guardò di nuovo il chiosco e si fermò.
Aveva proprio voglia di un bel gelato!

Lasciò passare il 22. Pazienza, il prossimo sarebbe arrivato presto, e nell'attesa si sarebbe goduta il gelato sulla panchina davanti alla fermata. Si avvicinò all'uomo del chiosco e chiese con impazienza: "Vende gelati?"
"C'è scritto gelati no? E io sono seduto qui, giusto? Che cosa vuoi?"
Appena alzò gli occhi dal giornale, la sua espressione severa si adolcì. "Che cosa ti do cara?"
"Ha per caso..." Lei tremava leggermente. "Ha per caso della créme brulée?"
"Si." Aprì lo sportello del congelatore. "Cono o coppetta?"
"Cono, grazie", rispose Tatiana, con un salto di gioia.
Lo pagò volentieri: gli avrebbe dato anche il doppio. Pregustando il piacere, attraversò la strada di corsa sui tacchi alti e si sedette sulla panchina. Avrebbe mangiato all'ombra degli alberi, in attesa che l'autobus la portasse a comprare il caviale, perché era scoppiata la guerra.
Non c'era nessuno alla fermata: era proprio il momento adatto per g
odersi il pace quella delizia. Tolse l'involucro bianco e lo gettò in un cestino accanto alla panchina.
Annusò il gelato e assaggiò il caramello dolce, freddo, cremoso.
Chiuse gli occhi, sorrise e assaporò la crema lasciandola sciogliere in bocca.
Troppo buono, davvero buono.
Il vento le scompigliò i capelli. Li fermò con la mano mentre con la lingua descriveva dei cerchi intorno ala liscia palla di gelato. Accavallava e separava le gambe, dondolando il capo all'indietro. lasciò che il gelato le si sciogliesse in gola mentre canticchiava la canzone che, in quel periodo, era sulla bocca di tutti: "Un giorno ci incontreremo a Lvov, io e il mio amore".
Era un giorno perfetto.
Per cinque minuti non ci fu nessuna guerra, in quella magnifica domenica di giugno a Leningrado.

Alzando gli occhi dal gelato, vide un soldato che la fissava dall'altro lat
o della strada. Non era una presenza insolita a Leningrado, dove era di stanza una guarnigione. La città era piena di soldati. Vederli per strada era come vedere anziane signore con le borse della spesa, o gente che faceva la fila, o birrerie. Normalmente Tatiana si sarebbe limitata a dargli una rapida occhiata, ma quel soldato la fissava con un'espressione che non aveva mai visto prima.
Smise per un attimo di mangiare il gelato.

Il suo lato della strada era già immerso nell'ombra, mentre quello dove si trovava lui galleggiava nella luce del pomeriggio. Lei lo fissò e nell'attimo in cui guardò il suo viso, sentì qualcosa muoversi dentro di lei; muoversi, le sarebbe piaciuto dire, impercettibilmente, ma non era vero. Era come se il cuore pompasse sangue il doppio del normale, inondando tutto il corpo.
Battè le palpebre e il respiro si accelerò. L'immagine del soldato si sciolse sul marciapiede sotto il sole giallo pallido.
L'autobus arrivò e le coprì la visuale. Si alzò, ma non aveva intenzione di prenderlo, bensì di attraversare di corsa la strada, per non perdere di vista il soldato. Le porte si aprirono e il conducente le rivolse uno sguardo impaziente. Tatiana, composta e tranquilla, per poco gli gridò di andarsene.
"Sale, signorina? non posso aspettare tutto il giorno."
Salire? "No, no, non salgo."
"Allora cosa diavolo ci fa alla fermata?" Le porte si chiusero.
Tatiana indietreggiò verso la panchina e vide il soldato aggirare l'autobus di corsa.
Si fermarono entrambi.
Le porte si aprirono di nuovo. "Prende l'autobus?"
Il soldato guardò prima Tatiana poi il condicente.
"Per Lenin e Stalin!" gridò l'autista, chiudendo le porte per la seconda volta.
Tatina rimase in piedi davanti alla panchina. Indietreggiò, inciampò e cadde a sedere.
Con disinvoltura il soldato alzò le spalle e si guardò intorno.
"Pensavo proprio che fosse il mio autobus."
"Si anch'io", mormorò Tatiana.
"Il gelato si sta sciogliendo", le fece notare lui sollecito.
Ed infatti stava colando lungo il cono per gocciare poi sul vestito. "Oh, no!"
"Andrà via."
Tatiana cercò di porvi rimedio, ma la macchia si allargò.
"Fantastico", borbottò. Si accorse che la mano le tremava mentre puliva il vestito.
"E' da molto che aspetti?" Chiese il soldato. La sua voce, grave e profonda, aveva un che di...non riusciva a dire cosa. Non è di queste parti, pensò, con gli occhi bassi.
"Non troppo" rispose a voce bassa. Alzò gli occhi per guardarlo in faccia, era molto alto.
Indossava l'uniforme, e sul berretto c'era una stella rossa smaltata, proprio sulla fronte. Rimase colpita dalle mostrine, di cui però ignorava il significato. Era un soldato semplice? Aveva il fucile. i soldati semplici Avevano il fucile? Sul cuore portava una medaglia d'argento contornata d'oro.
Sotto il berretto color terra i capelli erano scuri.
Gli occhi timidi di Tatiana incontrarono i suoi color caramello, di una sfumatura più scura del gelato che stava mangiando.
Erano gli occhi di un soldato? Gli occhi di un uomo? La guardavano calmi e sorridenti.
Rimasero a guardarsi per un attimo, ma un attimo di troppo che parve un'eternità. Di solito gli estranei non si guardano mai per più di un breve istante. Tatiana ebbe come l'impressione di aprire bocca e pronunciare il suo nome.
Si voltò di scatto, eccitata, smarrita.

"Il gelato continua a sciogliersi", ripetè lui premuroso.
"Oh, questo gelato. Ne ho abbastanza", sbuffò Tatiana rossa in viso. Si alzò e con un gesto enfatico lo gettò nel cestino.

Il mio nome prende spunto da questa scena! Il gelato alla Crème Brulée è stato fondamentale per l'incontro di Tatiana con Alexander, se lei avesse deciso di non prenderlo, se avesse preso l'autobus? Non ci voglio neanche pensare a come sarebbe potuta andare, il loro incontro così com'è avvenuto è bellissimo, e ora che lo rileggo è proprio la sintesi di tutto il romanz
o:

Tatiana è ancora una bambina, quasi non si rende conto di essere cresciuta, si abbandona così ad un gelato come se fosse la cosa più naturale del mondo. Mente è scoppiata la guerra, lei si ritaglia un piccolo momento per se stessa, si fa sciogliere il gelato in bocca come i bambini...come se finora non avesse mai conosciuto nulla di più piacevole, di più dolce ed intenso.
E poi in pochi istanti si riscopre una giovane donna.
Lo sguardo di un soldato su di lei.
Lo sguardo di Alexander su di lei...e quello che prima era importante non l'ho è più.
Il vuoto, il cuore, l'amore...e il gelato? completamente dimenticato...sciolto...e finito in un cestino.
Ora c'è il suo Shura.
Il suo Shura così misterioso, lo capisce subito Tatiana, capisce che ha un accento strano, che ha uno sguardo intenso che quasi si svela a Tatiana.

Mi sembrava normale scegliere questo nome perché così mi ricorderò sempre del loro primo incontro...molte volte quando consiglio questo libro e mi mancano le parole per descrivere l'intensità, l'amore, la passione e la sofferenza che è raccontata in queste pagine, pa
rto proprio raccontando l'aneddoto del gelato...

...in effetti poi adoro anche questo dolce!!
Vi lascio la ricettina al volo:

CRÈME BRULÉE Ingredienti per 4 persone:
  • 500 ml. di panna liquida
  • 4 tuorli d'uovo
  • 80 g. di zucchero in polvere
  • Un baccello di vaniglia
  • 80 g. di zucchero di canna
  • Un limone
Versare la panna liquida in un tegame antiaderente (prima di utilizzarlo, bagnarne l'interno con dell'acqua fredda, quindi capovolgerlo per eliminarne l'eccesso e lasciarlo bagnato: in tal modo, la panna non si attacca).

Aggiungervi il baccello di vaniglia precedentemente inciso per il senso della lunghezza con un coltellino affilato, la scorza gialla del limone (evitando la parte bianca che e' amara) e scaldare il tutto su fuoco dolcissimo per circa cinque minuti.

Mentre la panna riposa, in una ciotola a parte montare i tuorli d'uovo con lo zucchero fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo ed unirvi quindi la panna privata degli aromi, un mestolo alla volta, mescolando.

Distribuire la crema ottenuta in quattro "cocottine" da forno e sistemarle all'interno di una teglia in cui si dovra' versare dell'acqua calda fino a raggiungere per meta' l'altezza delle "cocottine".

Cuocere a bagnomaria in forno preriscaldato a 90-95° (la temperatura cosi' bassa evitera' la formazione di buchi sulla crema) per almeno un'ora (se durante la cottura l'acqua dovesse evaporare, aggiungerne dell'altra); verificare la cottura infilando uno stecchino nelle "cocottine" (deve uscire asciutto) e, dopo averle fatte raffreddare a temperatura ambiente, trasferire la crema in frigorifero per almeno tre ore (si dovra' addensare).

Prima di servire, distribuire sulla superficie di ogni "cocottina" uno strato di circa due millimetri di zucchero di canna e caramellarlo con l'apposito cannello a gas, cosi' da ottenere un velo croccante.

8 commenti:

Ale ha detto...

Uhh avevo indovinato le origini del tuo nome!XD dalle mie parti non c'è nessun gelataio che fa la creme brulee..peccato.Quella fatta in casa da mia nonna è buonissima..io una volta ho provato a cucinarla..il risultato però è stato completamente pessimo ahahaha.In ogni caso ogni volta che sento "creme brulee" penso a Tatia xD

CrèmeBrulée ha detto...

E si! avevi proprio indovinato!!! Anche qui nessun gelataio! Finora mi cimento con il dolce che è altrettanto buono.
Pure a me capita..ci sono molte cose che quando le sento mi fanno tornare in mente Shura o Tania!! eh eh eh!!

Anonimo ha detto...

Forse è la volta buona che CrèmeBrulée diventa gelataia!! Potrebbe essere un'idea, diffondere la cultura del gelato alla CrèmeBrulée alle fermate dell'autobus....

P.S. mi sa che noi due ci conosciamo!

CrèmeBrulée ha detto...

sai che hai proprio ragione!
La macchina per il gelato è in cucina...potrei cimentarmi nell'impresa!!!!

ps. è probabile! contattami via mail!

Fede ha detto...

ciao...sono anch'io una persona colpita dalla travolgente storia del cavaliere d'inverno, ti faccio i miei complimenti per questo simpaticissimo blog e ti auguro di portare avanti questa tua passione e che condividiamo tutti noi! :) ah, dimenticavo! bella la scelta del nick...ogni tanto quando penso al 22 giugno rimango a pensare...la mia mente viaggia in quella fatidica pagina dove tutto ebbe inizio (pag.35) :D ahah...poi quando mi risveglio è tutto come prima :)eh vabbè...dai ciao Crème Brulèe un saluto da Fede e Lau (2 grandi ammiratori della GRANDE trilogia)

Crème Brulée ha detto...

Ciao Fede e Lau..benvenuti!!
devo dire che ormai il popolo degli appassionati della storia d'amore tra Tatiana e Alexander è in forte crescita, e questo mi fa molto piacere.

Grazie per i complimenti...vieni a trovarmi anche in futuro ho molte sorprese in serbo per il blog!!

Ps. il 22 giugno è un giorno da segnare sul calendario ormai!!!

amorparasiempre ha detto...

Ciaooooo a tutti!!! Sono anche io un'appassionata lettrice di tania e shura. Questo libro mi ha fatto vivere delle emozioni molto intense, ridevo, mi arrabbiavo, piangievo e ridiventavo felice a seconda delle varie situazioni vissute dai protagonisti. (il mio ragazzo mi credeva impazzita specie quando sn saltata su urlando NOOOOOO alla notizia del matrimonio di Alexander e Dasha) sn troppo empatica penso...
Al momento sto impazzendo nell'attesa di ricevere i libri che ho comandato in modo da averli sempre cn me!!!
salutoni a tutti

Crème Brulée ha detto...

eh eh i ragazzi alle volte non capiscono! :)

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"La Ruota del tempo gira e le Epoche si susseguono, lasciando ricordi che divengono leggenda;
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In un'Epoca chiamata da alcuni Epoca Terza, un'Epoca ancora a venire, un'Epoca da gran tempo trascorsa, il vento si alzò fra le colline.
Il vento non era l'inizio
Non c'è inizio né fine, al girare della Ruota del Tempo.Ma fu comunque un inizio."
La Ruota del Tempo - L'Occhio del mondo